Le reazioni emotive raramente nascono per caso: nascondono divieti interiori, dinamiche infantili e parti di sé non riconosciute. Questo articolo ti aiuterà a capire perché le persone ti fanno scattare reazioni forti (i cosiddetti “trigger”) e a ritrovare la capacità di reagire in modo consapevole, anziché automatico.
La gestione delle reazioni emotive inizia dalla consapevolezza di cosa, esattamente, risuona dentro di te in risposta al comportamento altrui. Quando smetti di sprofondare automaticamente nel risentimento, nell’irritazione o nel senso di rifiuto, emerge la possibilità di scegliere consapevolmente la tua reazione.
Nel primo articolo di questa serie, ho parlato della vita nel “mondo allo specchio” e di come ci finiamo. In questo articolo scoprirai come uscire dagli schemi automatici e riconquistare la tua libertà di scelta.
Cosa succede quando inizi a vedere l’ombra
Cosa succede quando inizi a vedere e riconoscere che il problema non è il comportamento dell’altra persona, non è ciò che fa, ciò che ha detto o come ti ha guardato? In quel momento, il comportamento dell’altro non cambia affatto, ma la tua reazione esplosiva scompare, non ti fai travolgere dalle emozioni e riesci a prendere decisioni ponderate da una posizione adulta, con mente e cuore aperti. Le situazioni e le azioni delle persone non cambieranno, ma cambierà l’intensità emotiva che ti spingeva ad agire d’impulso. D’impulso, perché sprofondavi in uno stato di bambino ferito.
Vedi anche: La morte dal punto di vista della spiritualità e della metafisica. Cosa succede all’anima dopo la morte: uno sguardo alla paura principale che spesso genera reazioni di difesa automatiche.
La reazione del bambino e dell’adulto
Una persona adulta, responsabile e ragionevole comprende che a ogni azione corrisponde una conseguenza; se è successo qualcosa, c’è un precedente, e quindi può collegare le due cose. Quando ti trovi in uno stato infantile, è importante capire dove sprofondi, in quale fase della tua vita. Supponiamo che tu abbia 40 o 50 anni, ti offendi e tieni il broncio. Cosa succede in quel momento? La reazione di un adulto aiuta a trovare una soluzione, a discutere, trovare un accordo, spiegare cosa non va, perché non ci si può comportare così con te o perché una cosa non ti sta bene. Questa è un’interazione dal punto di vista di un adulto. Ma se tanto tempo fa, nell’infanzia, ti mancavano le parole per esprimere la tensione emotiva (o peggio, se tua madre si comportava così e tu continui a ripetere quello schema), allora regredisci all’età di 3-4 anni: labbra imbronciate, silenzio ostentato. Eppure ci sono adulti che vivono in questo stato non solo in modo permanente, ma anche 4-5 volte al giorno. È uno stato in cui si regredisce a un bambino piccolo. Si può discutere di qualcosa con una persona in questo stato? No.
Come riprendere il controllo delle reazioni emotive
L’esercizio per “farsi crescere”
A suo tempo mi è piaciuto molto un’esercizio per “farsi crescere”; lo persino inserito nella nuova versione del corso “Danza con l’Ombra”, nel modulo sul lavoro con il bambino interiore. Non appena ti rendi conto che stai reagendo dallo stato di un bambino interiore ferito (ad esempio di 4 anni, mentre ne hai 40), fai un bel respiro profondo. Un respiro = 4-5 anni. Con il respiro successivo aggiungi altri 4-5 anni e così via, facendoti crescere fino alla tua età attuale, fino allo stato adulto. Dietro a questo c’è un meccanismo semplice: darsi la possibilità di gestire la caduta in questo stato emotivo infantile. Ti dai del tempo. Inspiri ed espiri lentamente e profondamente. Se fai 10 respiri profondi, anche in uno stato di caos totale, non avrai più quella stessa reazione emotiva. Anche se ti porti mentalmente solo fino ai 20-30 anni, e magari ne hai 50 o 60, la tua reazione sarà già completamente diversa da quella iniziale.
Quando si presenta la possibilità di scegliere
Inizia ad analizzare concretamente, in diverse situazioni, che tutto ciò a cui reagisci negli altri è un tuo riflesso. C’è sempre una parte che in quel momento cerca di farsi sentire e di dirti: “Ehi, sono qui, guardami”. L’obiettivo è semplice: capire che non è il marito ad impazzire, non è il bambino a fare i capricci o il capo ad essere dispotico, ma vedere in quel momento una parte di te. Ed è fantastico quando non solo la vedi, ma capisci dove tu sei uguale, dove ti comporti allo stesso modo. Oppure la seconda opzione: dove non ti permetti di comportarti così. Appena questo arriva alla consapevolezza, inizia la magia: ciò che era nascosto nel subconscio sale in superficie e diventa conscio, lo puoi vedere. E allora la volta successiva, in una situazione simile, avrai quella famosa possibilità di scegliere. Puoi scegliere: vuoi sprofondare in quello stato infantile, offendendoti e restando in silenzio, o non vuoi? È una piccola sfumatura, ma ha un’importanza enorme, perché ottieni una scelta: la scelta di una persona adulta. E questo è un momento decisivo.
Liberarsi dai divieti interiori
L’autosacrificio e il divieto di essere se stessi
Molti si precludono il permesso di essere se stessi, di ignorare il giudizio dei propri cari, e questo si manifesta facilmente nella vita quotidiana. L’esempio più banale: cosa fai quando non ti senti bene? Per quanto io continui a dire che quando si sta male bisogna prima di tutto prendersi cura di sé, le nostre donne compiono un’impresa forzata: continuano a pulire casa perché la famiglia sta per tornare, cercano di cucinare, di seguire i figli con i compiti, per poi crollare quasi sfinite. Questo autosacrificio per chi e per cosa viene fatto? Sembrerebbe che siamo tutti adulti, persone intelligenti che leggono ogni sorta di libro specializzato, eppure scivoliamo in queste banali situazioni quotidiane, perché non abbiamo idea di quanto sia grande il “mondo allo specchio” in cui viviamo.
L’esempio del cambiamento delle tendenze nella moda
In passato nella moda c’erano regole rigide su cosa abbinare: i guanti dovevano abbinarsi al colore della borsa, delle scarpe, ecc.
Ricordo i tempi in cui lavoravo con il pubblico, indossavo i completi classici e la cosa mi bloccava. Poi è successo qualcosa; sospetto ci sia stato un ricambio generazionale, e in questo mondo sono entrati professionisti più giovani: artisti e designer che hanno portato un’aria di libertà. Ricordo il momento in cui, all’improvviso, ho visto gli stilisti mostrare che si può indossare un abito elegante con le scarpe da ginnastica. All’inizio provavo un forte disagio all’idea di metterli insieme. Ma ho provato un tale senso di liberazione quando l’ho fatto, quando ti permetti qualcosa che prima ti era vietato da regole non scritte. Poi si è scoperto che non è più necessario indossare la giacca per forza con la camicia, ma che si può abbinare a una semplice maglietta. Il mio stile preferito adesso è un vestito, scarpe comode (non i soliti tacchi obbligatori) e una giacca. Oppure giacca e jeans: fantastico. Per circa 10 anni non mi è interessato per nulla cosa succedesse nella moda, ma in questi anni ci sono stati cambiamenti rivoluzionari. Le persone sono diventate più libere; ora è normale indossare scarpe dello stesso modello ma di colore diverso, o calzini spaiati. In passato saremmo morti di vergogna. Ora tutto è diventato più libero e disinvolto in molte aree, perché è cresciuta una generazione a cui non è stato vietato né represso molto e, soprattutto, a cui non sono stati soppressi i bisogni.
Come i divieti interiori influenzano la vita quotidiana
Il mondo è cambiato, le persone sono cambiate, ma tu puoi continuare a vivere nel tuo “mondo allo specchio”. Quanti ambiti esistono a cui non ci siamo mai interessati, tanto da non renderci nemmeno conto di quanto siano cambiati. Quando ti scontri con un divieto interiore (magari sotto forma di regole che un tempo funzionavano) e poi te ne liberi, provi una grande liberazione. Pertanto, con ogni ombra che reintegri in te, oltre alla scomparsa della reazione emotiva, ottieni un senso di liberazione, il permesso di fare molte cose per te stesso. Non sei obbligato a comportarti così. Molti temono: “Se lui è maleducato, allora inizierò a essere maleducato con tutti?!”. No, la scelta di come vuoi reagire resta a te. L’importante è che questa scelta appaia, quando prima non c’era. Noti che anche giudicare gli altri è una reazione automatica?
Perché è difficile riconoscere i doni dell’Ombra
L’interpretazione come origine della reazione emotiva
Sembrerebbe tutto chiaro e semplice. Le difficoltà sorgono quando ti scontri con un’irritazione specifica, con un particolare “mi fa impazzire”, e cerchi di applicarlo a te stesso. Perché c’è un fattore chiave: è tutto molto individuale. Esistono metodi pronti su come lavorare con l’ombra, su come riconoscerla, ma c’è una chiave che si chiama interpretazione. Persone diverse avranno percezioni diverse della stessa situazione. Interpretiamo in modo diverso, ed è qui la grande difficoltà. Per questo, nella nuova versione del corso “Danza con l’Ombra”, riassumendo gli anni di esperienza e rispondendo alle domande, ho capito che bisognava aggiungere degli esercizi pratici. Poiché l’ombra è un punto cieco che si trova nel subconscio, se una persona cerca di applicare la logica del “lui fa rumore mangiando, io no”, il lavoro finisce lì. Ho sviluppato degli eserciziari passo dopo passo, in cui compaiono domande a cui rispondi per tirare fuori la tua interpretazione personale.
L’esempio dei ritardi
Chi non detesta chi arriva in ritardo, al punto da infastidirsi enormemente quando qualcuno lo fa? Qual è la tua reazione al ritardo, cosa provi in quel momento? Hai fissato un appuntamento, lo hai aspettato a lungo, sei arrivato sul posto, ma l’altra persona è in ritardo e hai dovuto aspettare in piedi per molto tempo. O magari ti ha scritto all’ultimo momento, quando eri già lì, per dirti che non sarebbe venuta senza avvisare in anticipo, o è sparita nel nulla in silenzio. Hai aspettato. Emerge una frase classica: “Sono stata in piedi un’ora come una stupida, e lui non si è fatto vivo”. La reazione sarà diversa a seconda della persona: dispiacere, irritazione, voglia di fare un rimprovero. Questo è il mondo allo specchio. L’interpretazione, invece, è ciò che sta dietro alla reazione, il motivo per cui reagisci così: “non mi rispettano”, “non mi apprezzano”, “non mi considerano”. È questo che scatena la reazione, non il semplice fatto che l’altra persona sia in ritardo. In realtà potrebbero esserci anche motivi validi. All’inizio io stessa facevo tardi perché guardavo la mappa che indicava 40 minuti di viaggio, ma arrivavo dopo un’ora. Ora ho capito che bisogna controllare 3-4 volte al giorno, preferibilmente nell’ora di punta, per capire quanto tempo ci vorrà. Puoi restare bloccato nel traffico in qualsiasi momento. Quindi all’inizio anch’io facevo ritardo, ma non perché fossi irresponsabile, semplicemente mi fidavo di ciò che diceva il maps. Non c’era alcuna cattiveria. L’interpretazione è il modo in cui decodifichi per te stesso il comportamento di una persona e la tua reazione, è come lo hai percepito rispetto all’altro e rispetto a te. Appena togli questo aspetto d’ombra nei confronti dell’altro, hai la possibilità di trarre delle conclusioni. Ora guardiamo i ritardi da un’altra prospettiva. Come si comporta un adulto ragionevole verso qualcuno che arriva in ritardo? Se la storia si ripete più volte, traiamo le conclusioni, raccogliamo le nostre perle di saggezza:
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prima di uscire, chiamare la persona per chiedere se ci sarà di sicuro, per sapere se è uscita di casa;
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il giorno prima, ricordare l’appuntamento e chiedere se ha cambiato idea;
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se è un collega o un conoscente, magari concludere che è meglio non prendere affatto impegni con lui;
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oppure ti porti un libro o leggi qualcosa sul telefono finché non arriva.
Qui non c’è una reazione emotiva, perché hai riconosciuto questa caratteristica della persona e sei già pronto all’idea che potrebbe arrivare in orario. Se succede, bene, bravissimo, fallo notare. Loda e incoraggia un simile comportamento. Oppure troverai qualcosa da fare. Ma non ci sarà più quell’offesa, specialmente se è un appuntamento romantico: “non mi apprezza, non mi ama, sono all’ultimo posto per lui”.
Quali situazioni o persone scatenano in te le reazioni emotive più forti?


