Un tempo le persone cercavano di tenersi stretto un solo lavoro e un solo settore per tutta la vita: più anni di esperienza avevi, più eri considerato prestigioso. Oggi, invece, è evidente che le persone cambiano attività o professione ogni pochi anni. E se prima questi cambiamenti continui venivano visti come qualcosa di “strano”, ora sempre più persone sono alla ricerca di un’attività che faccia davvero bene all’Anima.
Ma come fa a trovare la propria strada una persona che ha costantemente bisogno di cambiare e passare da una cosa all’altra? Parliamo di come pensano le diverse generazioni quando si tratta di realizzazione personale.
Il modo di pensare collettivo e il conflitto tra generazioni
Il modello del “lavora sodo”
Le generazioni si distinguono l’una dall’altra per i loro schemi mentali. A seconda della generazione a cui appartieni, le tue scelte saranno influenzate, in un modo o nell’altro, dalla mentalità di quell’epoca. Ad esempio, una delle convinzioni più diffuse nel vecchio modo di pensare era: lavora tanto e avrai successo.
In passato il percorso era chiaro: finivi la scuola, se volevi andavi all’università e, una volta finito, venivi inserito in un posto di lavoro ben preciso. Tutta la vita era già scritta, organizzata, prevedibile e stabile. Il compito di una persona, a quei tempi, era seguire puntualmente un copione già deciso (“fai come fanno tutti”, “lavora sodo”). E, nella vecchia energia, il programma del “lavorare duro” funzionava davvero.
Il modello del “lavora con intelligenza”
La generazione successiva ha portato nella vita una nuova mentalità: lavora con intelligenza. Spostare l’attenzione sull’intelletto ha reso la laurea quasi “obbligatoria”, puntando a lavori mentali pagati meglio. Tuttavia, dopo le crisi economiche di fine secolo, sia il lavoro intellettuale che la laurea hanno perso molto del loro valore.
Ogni generazione ha il proprio modo di pensare, che è diverso dal “sistema operativo” collettivo della generazione precedente. I bambini arrivano in questo mondo con una visione della vita che è già diversa da quella dei loro genitori. Crescendo, questa nuova visione si infiltra nel modo di pensare della società, trasformandolo.
Il modello del “lavora con passione”
Oggi il motto è un altro: lavora con passione, divertiti. Ecco cosa dicono a questo proposito Steve Rother e il Gruppo nel libro “E così, io sono Dio. E adesso? Domande e risposte”:
“C’è un solo segreto per avere successo nelle vibrazioni più alte della Nuova Terra: il vostro successo in tutte le aree, compreso il denaro, è direttamente proporzionale alla gioia e alla passione che provate ogni giorno della vostra vita. Semplicemente, comprendete che ai tempi dei vostri nonni la regola del lavoro era: ‘Lavora con tutte le tue forze’. E nelle basse vibrazioni di quel tempo, questo dava davvero risultati positivi. Poi sono arrivati i tempi dei vostri genitori e la regola è cambiata in ‘Lavora con intelligenza’. Allora il ritmo ha accelerato e le creazioni hanno iniziato a manifestarsi più velocemente di prima. Oggi, se cercate di applicare quei vecchi modelli, nessuno dei due porta frutti. Oggi la regola del lavoro è: ‘Lavora con passione’, e i veri risultati arrivano quando fate ciò che amate di più.”
In ogni epoca, le persone cercano la loro vera vocazione, vogliono realizzarsi nella vita e fare qualcosa che le ispiri e che, allo stesso tempo, sia utile a questo mondo.
Come e perché nasce il conflitto tra le generazioni
Essere genitori consapevoli significa cercare di far crescere la propria visione del mondo insieme ai propri figli, per allinearsi alla nuova mentalità. I genitori che vivono ancora nella dimensione 3D, al contrario, credono che il loro punto di vista sia l’unico giusto e pensano che il loro compito sia insegnare ai figli “come si vive”. È proprio da questo approccio 3D che nasce il famoso conflitto generazionale, ben descritto in molta letteratura.
Questo conflitto nasce dal fatto che ogni generazione arriva con un’energia diversa, con nuovi compiti da svolgere e con nuovi strumenti, adatti proprio a quei compiti. Se una persona non si evolve, se non aggiorna continuamente il proprio sistema interiore, rischia di rimanere fuori, perché non è più in sintonia con la nuova tendenza collettiva.
Puoi anche scegliere di stare al di sopra del sistema, di non farne parte. In questo caso, accetti che tu, come individuo, non devi nulla al sistema e il sistema non deve nulla a te. Siete completamente indipendenti. Ma se non sei pronto ad accettare questo livello di assoluta indipendenza, sei automaticamente chiamato a svilupparti insieme al sistema per restare in equilibrio. Le vibrazioni del pianeta Terra si alzano continuamente, a prescindere dalle scelte di ogni singola persona. Le persone che scelgono di non crescere insieme alle vibrazioni del pianeta, finiranno semplicemente per allontanarsi.
Come trovare l’attività che fa per noi
Un solo lavoro per tutta la vita nella Nuova Terra?
Se appartieni alla generazione Indaco, non riuscirai mai a trovare un’attività che ti interessi per sempre. Con l’arrivo dei bambini Indaco è diventato molto chiaro che una persona non può rimanere ferma nello stesso posto a fare la stessa cosa per tanto tempo. Due o tre anni è il tempo medio che ti permette di provare un interesse vivo, per poi aver bisogno di qualcosa di nuovo.
Se apri un’attività tua e gestisci un business personale, non puoi cambiare direzione con questa frequenza, perché far crescere un progetto richiede anni di dedizione. In questi casi, la cosa migliore per te è collaborare con altre persone: magari con chi è più grande, o con persone molto pratiche che preferiscono fare il lavoro “meccanico” per mantenere in piedi il sistema della tua attività. Questo approccio ti permetterà di liberare tempo per esplorare i tuoi nuovi interessi.
Alcune persone riescono a stare ferme a lungo nello stesso posto, altre no. Ma se cerchi di costringerti in schemi che non fanno parte della tua natura (ad esempio, continuando a fare per anni qualcosa che non ti interessa più), finisci solo per distruggerti.
Le somiglianze tra il cercare un nuovo lavoro e una nuova relazione
A volte, prima di un grande cambiamento lavorativo, arriva un periodo di silenzio, un momento fatto apposta per stare dentro se stessi e fare chiarezza. Per trovare l’attività che ami, puoi usare lo stesso principio che si usa per le relazioni.
Le nuove relazioni a volte nascono dallo schema “ferita con ferita”, in cui due persone si incontrano per elaborare insieme i loro traumi personali. Dopo aver vissuto una relazione del genere, una persona può ripetere lo stesso schema, oppure può prendere consapevolezza, curare e trasformare le sue parti ferite, per poi entrare in una nuova relazione guaritrice e costruirla a un livello superiore. La strada da scegliere dipende sempre dal livello di consapevolezza della persona.
Al lavoro si può applicare lo stesso identico approccio. Se scegli la via consapevole (dopo aver chiuso con un datore di lavoro o una vecchia attività), capisci chiaramente cosa non ti andava bene, ti prendi del tempo per riflettere sulla situazione, raccogliere le forze e decidere i tuoi nuovi criteri di scelta. Questa fase può avvenire mentre sei ancora nel vecchio lavoro, oppure dopo essertene andato. A volte, il nuovo lavoro arriva nell’istante esatto in cui decidi profondamente di lasciare quello vecchio.
Il criterio principale per capire se un lavoro è “giusto” per te è il tuo senso del valore personale. È la tua autostima a decidere se i compiti, le condizioni e lo stipendio sono allineati a quanto senti di valere oggi. Pensare che in un altro paese paghino di più per lo stesso lavoro, senza cambiare la tua vibrazione, è solo un’illusione. La velocità e l’efficacia (i veri risultati) sono i criteri per valutare come stanno andando le cose.
Se sei pronto ad accogliere un nuovo lavoro nella tua vita, il tuo legame con quello vecchio deve essere chiuso, prima di tutto a livello di decisione e di intenzione interiore. Da una parte, dimettersi fisicamente dal vecchio lavoro quando dentro non sei ancora pronto per il nuovo, è solo un gesto esteriore. Dall’altra, non licenziarsi con la scusa del “finché non trovo altro”, nasce dal dubbio, dall’insicurezza e dal bisogno di protezione. Con questo atteggiamento, fare un vero salto evolutivo è impossibile.
Il bisogno di sicurezza e stabilità è un’illusione che blocca l’evoluzione. La stabilità ti tiene fermo in un punto dove non c’è crescita; anzi, crea proprio le condizioni per tornare indietro.
Chiediti sempre: qual è il mio vero motivo? Cosa mi spinge ad agire? Quando ti sembra di non riuscire a trovare un lavoro al livello che desideri, controlla se ti senti davvero allineato dentro. Forse, nel profondo, credi di non meritare quel livello.
E tu, hai mai cambiato professione nella tua vita? Quante volte e in modo quanto radicale rispetto a quello che facevi all’inizio?


